Titoli sì, titoli no...

Opinioni e idee sulla fotografia
Rispondi
Avatar utente
Carlo Riggi
Messaggi: 1593
Iscritto il: mar gen 16, 2018 12:27 pm
Località: Milazzo
Contatta:

Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Carlo Riggi » ven feb 23, 2018 1:27 pm

Scrive Philip Bromberg (“L’ombra dello tsunami”, Cortina 2012): “Dando a tutti i lettori la massima libertà di partecipare a ogni capitolo senza prima “assisterlo” sul modo in cui io preferisco che venga compreso, i loro stati del Sé interagiranno più spontaneamente con il mio stato del Sé di autore; e il processo di comprensione di un capitolo comporterà per il lettore un coinvolgimento relazionale più che un’assimilazione diretta delle mie idee”.
Lui si riferisce alle introduzioni dei capitoli di un libro, ma la stessa cosa credo possa valere per i titoli delle fotografie.
Ho sempre avuto anch’io, come Damian (cfr. thread “Nessun titolo alle mie foto”) una certa ritrosia a titolare le mie foto, preferendo, bressonianamente, identificarle con luogo e data. A volte, è solo l’esigenza di marcarle all’interno di una discussione che mi porta a individuarle con un riferimento a un dettaglio dell’immagine, un’allusione o un elemento descrittivo.
Ma col tempo ho un po’ ridimensionato questa mia idiosincrasia. Penso che non sia giusto considerare sempre il titolo una semplice “assistenza”, come la intende Bromberg. Penso che un titolo possa essere un complemento, un rafforzativo, una stampella, un'accentatura, un falso indizio, un enigma oppure la sua chiave; e ancora una mappa, un sentiero, il filo di Arianna di un percorso concettuale, le coordinate di un flusso di pensiero che attraversa un impulso creativo suggellato in un singolo scatto o scandito in più passaggi, ciascuno interdipendente dall'altro; il titolo può assecondare, se-durre, contestualizzare, fuorviare, spiegare…
Resta fermo, per me, che un titolo troppo esplicativo tenda a rivelare un sovrappiù di insicurezza da parte dell'autore, e ridurre il piacere della scoperta. Inoltre, rischia di indirizzare in maniera troppo inequivoca verso un determinato significato: al fruitore non resta che “leggere”, prendere atto, ma non più interpretare, fantasticare, o persino fraintendere, che è poi uno dei modi in cui si espande la conoscenza.
Titoli sì, dunque, per me. Ma con juicio.
Ciao
Carlo

Damiano
Messaggi: 13
Iscritto il: dom feb 11, 2018 10:21 am

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Damiano » ven feb 23, 2018 3:18 pm

Nonostante "l'assist" ho agito in ritardo... Chiedo venia ma ho avuto poco tempo per riflettere sulle argomentazioni al mio pensiero.

Gradirei che nessuno si sentisse offeso, la mia vuole essere solo una riflessione.

La questione dei titoli la intendo sovente quale orpello utilizzato per dare carattere ad un'immagine che di carattere ne ha ben poco. Ma il processo deduttivo in questo caso si riferisce all'oggetto e non al soggetto. Non stigmatizzo e non critico chi lo fa; semplicemente mai e poi mai mi lascerò influenzare dal titolo per giudicare una foto.
Ma questo, a mio modo di vedere, riguarda esclusivamente il fotografo per diletto. Non vale invece per i fotografi di riconosciuta pertinenza artistica. Questo perché il titolo attiene a una determinata opera artistica legata al nome del suo stesso artefice.
Le nostre foto possono essere ricche di significati, simbolismi, riferimenti emotivi e via discorrendo... Ma noi non siamo fotografi riconosciuti quali testimoni ed interpreti "ufficiali". Parliamo di forma quindi, non di sostanza. Mi riferisco esclusivamente alla questione semantica e, nel mio caso, interpreto il titolo quale significante disgiunto dal significato.
So che apro una serie di argomenti legati all'opera in quanto tale o frutto del lavoro di un fotografo famoso (se ricordi tanti anni fa il dibattito sulla "banalissima" foto del palazzo di Thomas Struth)...

Ma non sono certo un estremista e per facilitare la fruizione e la contestualizzazione di alcuni scatti, non mi farei problemi a titolare le mie immagini. Esprimo solo un mio pensiero ed un mio modo di vedere che è quindi un'opinione soggetta magari a ripensamenti. Col tempo ho imparato a non essere categorico su niente, ci si fa solo del male.

Avatar utente
Carlo Riggi
Messaggi: 1593
Iscritto il: mar gen 16, 2018 12:27 pm
Località: Milazzo
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Carlo Riggi » ven feb 23, 2018 8:52 pm

Considerazioni molto sensate, a mio avviso. Senz'altro valide per molti casi, ma che forse non contemplano quelle proposte fotografiche in cui il titolo, scientemente, viene usato come parte complementare del messaggio.

Damian, io spero che in questo forum non ci sia mai bisogno di specificare l'intenzione di non offendere, tanto meno per una critica così garbata come la tua. Ci siamo dati come base condivisa la promessa della schiettezza e dell'onestà. L'eventuale durezza di un giudizio, se sincero, non scalfirà mai il rispetto reciproco.
Ciao
Carlo

Avatar utente
Giuseppe Pagano
Messaggi: 17
Iscritto il: mer feb 14, 2018 8:49 pm
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Giuseppe Pagano » sab feb 24, 2018 3:16 pm

Sul connubio fotografia/parole sono possibilista.
Per comprendere un'opera si deve sintonizzare la mente - per quanto si può - sulla lunghezza d'onda dell'autore.
Se l'autore decide di accompagnare all'immagine delle parole, ancor più se non si tratta di un commento a latere in particolari contesti ma di parte integrante dell'opera, devo considerare quanto mi viene presentato un tutt'uno.
Certo, poi finirò spesso per considerare le parole un sovrappeso, quando addirittura non ammazzano l'opera stessa: ma tutto questo fa parte del giudizio a posteriori.

Un titolo uccide l'ambiguità della fotografia, la fa scivolare dal suggerimento alla spiegazione, ne rompe la magica sospensione? Non posso deciderlo a priori, in base ad una regola.

Vi lascio con il link ad una immagine di un fotoamatore che non conosco:
https://1x.com/photo/25364
La fotografia s'intitola "Afternoon exersises on flying". Trovo in questo sposalizio fotografia/titolo un lirismo marcato, molto poetico, quasi Kleeiano. A mio avviso, ecco un caso in cui la parola non aggiunge ma partecipa all'intreccio generatore di senso.


Ciao!
Giuseppe Pagano
www.giuseppepagano.eu

Avatar utente
Carlo Riggi
Messaggi: 1593
Iscritto il: mar gen 16, 2018 12:27 pm
Località: Milazzo
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Carlo Riggi » sab feb 24, 2018 4:33 pm

Giuseppe Pagano ha scritto:
sab feb 24, 2018 3:16 pm
Vi lascio con il link ad una immagine di un fotoamatore che non conosco:
https://1x.com/photo/25364
Una foto che sarebbe stata già "abbastanza" di suo, ma che l'autore ha voluto insaporire con un titolo, che non giustifica, non indirizza, non autorizza... Semplicemente aggiunge forza evocativa.
Grazie per la segnalazione Giuseppe!
Ciao
Carlo

Avatar utente
MarcoBiancardi
Messaggi: 1411
Iscritto il: mar gen 16, 2018 10:37 am
Località: Milano
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da MarcoBiancardi » sab feb 24, 2018 5:33 pm

Carlo Riggi ha scritto:
sab feb 24, 2018 4:33 pm
Giuseppe Pagano ha scritto:
sab feb 24, 2018 3:16 pm
Vi lascio con il link ad una immagine di un fotoamatore che non conosco:
https://1x.com/photo/25364
Una foto che sarebbe stata già "abbastanza" di suo, ma che l'autore ha voluto insaporire con un titolo, che non giustifica, non indirizza, non autorizza... Semplicemente aggiunge forza evocativa.
Grazie per la segnalazione Giuseppe!
uno fotografia davvero bella, originale, creativa, certo, anche senza alcun titolo, ma l'autore ha voluto suggerirci una sua interpretazione, non ci vedo alcun male, resta libera la libertà dell'osservatore di andare oltre e di elaborare le proprie interpretazioni.

otto
Messaggi: 703
Iscritto il: lun feb 12, 2018 12:38 am

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da otto » gio mar 01, 2018 10:18 pm

Roland Barthes dice che le parole sono lo strumento con cui l' autore obbliga il lettore verso una lettura e ne evita altre indesiderate (dal saggio "Retorica dell' Immagine")

Susan Sontag asserisce che scegliere lo zero, l' annullamento, il silenzio non è assolutamente un non-scegliere, anzi: equivale a fare una scelta rumorosissima ! (dal suo libro "Stili di volontà radicale")

otto.

Gianluca detto Poppi
Messaggi: 35
Iscritto il: sab mar 24, 2018 3:49 pm

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Gianluca detto Poppi » mer mar 28, 2018 11:37 pm

Il problema del titolo me lo sono posto qualche tempo fa sempre in-seguendo il Riggio 'magico' -si fa per rincorrere la rima - :-)
In effetti quanto da voi esposto riassume i concetti basilari universali. Personalmente credo che il titolo talvolta si rende utile come indizio quando l'autore vuole indirizzare l'osservatore verso il suo campo d'indagine. Altrimenti la libertà incontaminata dal non titolo permette la possibilità o opportunità del frainteso di cui sopra.
Immaginavo, mentre vi leggevo, quanto sarebbe bello sentire i titoli inespressi degli osservatori ignari e deprivati dal titolo dell'autore...
Ciao
Gianluca

Avatar utente
Carlo Riggi
Messaggi: 1593
Iscritto il: mar gen 16, 2018 12:27 pm
Località: Milazzo
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Carlo Riggi » gio mar 29, 2018 8:22 am

Gianluca detto Poppi ha scritto:
mer mar 28, 2018 11:37 pm
Immaginavo, mentre vi leggevo, quanto sarebbe bello sentire i titoli inespressi degli osservatori ignari e deprivati dal titolo dell'autore...
Sarebbe interessante, in effetti.
Ricordo tempo fa, una mostra di Modigliani a cui portai le figlie. La mia piccola cominciò a fare piccoli commenti, come dei titoli, davanti ad ogni quadro. Dopo poco si creò un piccolo capannello di persone divertite dalle uscite, spesso spiazzanti e illuminanti, della piccola critica d'arte. :)
Ciao
Carlo

Avatar utente
Pierfranco Fornasieri
Messaggi: 29
Iscritto il: mer gen 31, 2018 12:11 pm

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Pierfranco Fornasieri » gio mar 29, 2018 2:31 pm

Mi è capitato di parlare spesso di questo argomento e mi sono fatto un'opinione personale.
Credo che una fotografia possa parlare da sola.
Spesso con le mie faccio così e se c'è un titolo quasi sempre indica solo un luogo con una data.

Ma credo anche che l'insieme titolo/immagine possa rafforzare alcune caratteristiche legate a quello che la foto evoca, al simbolismo, e spostare la percezione di chi la osserva verso un "messaggio 2.0", non solo legato a quello che accade e a ciò che è ritratto, ma che va oltre.

Spero mi perdonerete un esempio un po' lungo, a proposito della foto di Arnold Newman che ritrae un uomo e un pianoforte.

E' intitolata
"Igor Stravinsky, New York, NY, 1960"

Immagine

(Le riflessioni che seguono sono mie, largamente ispirate da cose lette sul web quando cercavo di ragionare su questa immagine)

Colpisce la sproporzione tra la grandezza del pianoforte a coda e l’angolino in cui è collocato Stravinsky.
Non c’è separazione, tra lui e lo strumento.
E’ qui che il realismo, nella bellezza formale delle geometrie, contiene un segno simbolico: è la musica, ed è raccontata con l'accostamento tra Stravinsky ed il pianoforte.
Non sarebbe così se al posto di Stravinsky ci fosse un comune mortale, perché il grande compositore è evocativo, trascende la sua figura fisica. L'identità di Stravinsky evoca la musica.
Se al posto di Stravinsky ci fosse stato un accordatore di pianoforte, questa fotografia conterrebbe un richiamo simbolico al lavoro. L’insieme uomo+pianoforte rappresenterebbe il lavoro. Ma costui è Stravinsky (il celebre compositore) e questa fotografia evoca "la grande musica".
La presenza di Stravinsky esalta la bellezza estetica del piano a coda, ma anche questo dà forza allo sguardo espressivo e misterioso di lui.
Il volto di Stravinsky è illuminato di taglio, così come lo spigolo del muro sullo sfondo. Il pianoforte invece è di un nero uniforme (piazzato in Zona 1, volutamente, oserei presumere).
Altro messaggio, altra scelta di linguaggio: la musica (di Stravinsky) travalica il tempo e lo spazio. Non è definita dalla luce direzionale (il qui e ora), che invece ben definisce il volto dell’uomo che al tempo deve sottostare e allo spazio che lo circonda (lo spigolo del muro ha riflessi confrontabili con il volto di Stravinsky).
In questa unione lo strumento, cioè la musica, è infatti rappresentato più grande ed imponente del singolo compositore (che la crea). E’ predominante nella scena: maestosa anche in confronto all'uomo che l’ha composta. "Semplicemente" rappresentato da questo volto a margine che ci guarda.
Senza la presenza dell’uomo Stravinsky, che ci guarda evocando un mondo fatto di composizioni musicali, questa foto parlerebbe solo di un pianoforte o magari del lavoro di un accordatore.

Avrebbe avuto senso non titolarla?

(vi chiedo di scusare l'intervento un po' lungo)
Ciao
Pierfranco Fornasieri

Avatar utente
MarcoBiancardi
Messaggi: 1411
Iscritto il: mar gen 16, 2018 10:37 am
Località: Milano
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da MarcoBiancardi » gio mar 29, 2018 2:54 pm

Considerazioni molto intetessanti, Pierfranco,
ma si può davvero definire “titolo” in un ritratto il nome del personaggio presentato, oppure si può ometterne il nome?
Né l’una né l’altra cosa, credo, a meno che il soggetto ritratto sia universalmente talmente famoso da rendere superfluo dirne il nome.
Sarebbe andato bene anche “ritratto di compositore”, il senso dell’immagine sarebbe stato lo stesso. Far sapere a chi osserva che il personaggio ritratto è un celebre compositore rende esplicita la sintassi visuale utilizzata nella fotografia, permette di comprendere il lavoro mentale e il linguaggio visuale utilizzato dal fotografo.

Avatar utente
Carlo Riggi
Messaggi: 1593
Iscritto il: mar gen 16, 2018 12:27 pm
Località: Milazzo
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Carlo Riggi » gio mar 29, 2018 9:29 pm

MarcoBiancardi ha scritto:
gio mar 29, 2018 2:54 pm
Considerazioni molto intetessanti, Pierfranco,
ma si può davvero definire “titolo” in un ritratto il nome del personaggio presentato, oppure si può ometterne il nome?
Sottoscrivo entrambe le frasi di Marco e rilancio con una provocazione.
Se io fotografassi un perfetto sconosciuto in atteggiamento simile a quello di questa foto e con la stessa composizione, e la titolassi "Igor Stravinsky, Milazzo, ME, 2018"?
Sarebbe certo una caricatura, ma di cosa: di Stravinsky o della foto di Newman?..
Io penso che a quel punto sarebbe un franco richiamo alla foto di Newman. Il cerchio si chiude: la foto si è impossessata di Stravinsky, il titolo si è impossessato della foto.
Ciao
Carlo

Avatar utente
Alessandro Saponaro
Messaggi: 168
Iscritto il: mar gen 16, 2018 7:24 pm
Località: Milano
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Alessandro Saponaro » sab dic 01, 2018 10:33 am

Sarò tranchant, senza addentrarmi in dissertazioni analitiche: titolo sì, fosse anche "Senza titolo".
Specie in un forum, nel quale una sequenza di date crea non poca confusione tra un'immagine e l'altra.
"A good traveler has no fixed plans, and is not intent on arriving" (Lao Tzu)

www.alessandrosaponaro.com

Avatar utente
Agostino
Messaggi: 13
Iscritto il: sab ott 06, 2018 11:00 am

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Agostino » dom dic 02, 2018 11:16 am

Ritengo che un titolo sia, necessariamente, qualcosa a posteriori.

Credo che nessun autore, sia esso un fotografo, un compositore, un pittore, ecc. inizi un processo creativo partendo da un titolo. Si scatta una fotografia, si cominciano a scrivere pagine, si inizia a dipingere o a scolpire per uno o centomila motivi, (in)seguendo chissà quanti e quali impulsi: ed all’interno di questo magico fenomeno mi riesce difficile pensare che il concetto di “titolo” abbia una qualche rilevanza.
In fondo i titoli sono nati per soddisfare la necessità pratica di identificare univocamente un’opera (si pensi alle esigenze dell’industria editoriale); gran parte delle composizioni di musica classica, del resto, non ha titoli, ma solo una nomenclatura descrittiva, quasi tassonomica.

Detto questo, credo che una foto debba reggersi in piedi da sola. “Il padrino” è un capolavoro e mi piacerebbe anche se ci fosse l’abitudine di chiamare i film con una nomenclatura asettica come quella della musica classica (“F.F. Coppola, op. 7, Atto Primo”). Né serve il titolo per capire di cosa parli… Lo stesso dovrebbe a mio avviso valere per le foto. Ma riconosco che, a volte, un fotografo possa percepire uno scarto tra le sue intenzioni e l’immagine realizzata, scarto che può legittimamente ritenere di azzerare, o anche solo ridurre, indirizzando l’osservatore verso una specifica chiave di lettura grazie ad un titolo; si può ipotizzare che ciò accada più spesso con le immagini dal taglio molto grafico ed astratto. D’altro canto, se l’autore ha la facoltà di indicarmi una strada per decodificare la sua opera, io osservatore mantengo comunque il diritto di sceglierne un’altra e seguire, come direbbe Carlo, altri percorsi di senso.
Ultima modifica di Agostino il dom dic 02, 2018 12:12 pm, modificato 1 volta in totale.
Ciao,
Agostino

Avatar utente
MarcoBiancardi
Messaggi: 1411
Iscritto il: mar gen 16, 2018 10:37 am
Località: Milano
Contatta:

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da MarcoBiancardi » dom dic 02, 2018 11:22 am

Completamente d’accordo con te Agostino, il titolo è davvero un’etichetta apposta a posteriori e ottimo il paragone che fai con la musica.
Resta il fatto che per le fotografie il titolo sia un’espediente di comodo per l’autore per identificare un’opera, per presentarle nel contesto in qui o per cui sono state realizzate, per dare un suggerimento (solo un suggerimento). di interpretazione all’osservatore.

Ivan
Messaggi: 131
Iscritto il: lun apr 23, 2018 9:04 am

Re: Titoli sì, titoli no...

Messaggio da Ivan » gio dic 13, 2018 9:15 am

Il discorso del titolo è sempre molto dibattuto e credo non possa avere una risposta univoca e neanche sempre uguale a se stessa, neanche all'interno dello stesso autore.

Mi capita di vedere una scena pensare una frae e cercare di interpretarla con uno scatto ..... quella foto ha un titolo fin dall'inizio mi capita di scattare una foto e vedendola mi viene spontaneo un titolo che la completa diversamente la maggior parte delle volte il titolo non mi viene e volerlo scrivere è una forzatura .....insomma a mio avviso è una cosa del tutto personale che può anche variare da caso a caso e da momento a momento forzare e forzarsi verso una etichettatura o una non etichettatura è un assolutismo che per forma mentale che io personalmente rifiuto.

In estrema sintesi, a mio parere, sono due metodi espressivi altrettanto validi

Rispondi